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La rinuncia del creditore deve arrivare prima dell’emissione della sentenza

Cass. Sez. I, 30.6.2020 n. 13187

Diritto della crisi di impresa – fallimento – dichiarazione – rinuncia – deposito – validità

L’atto di rinuncia alla domanda di fallimento dell’unico creditore non ha effetto se arriva quando il provvedimento è già stato inviato per via telematica in cancelleria, anche se non è stato ancora pubblicato.

Come si applica l’interruzione del processo in caso di fallimento di una delle parti

Cass. Sez. III, 26.6.2020 n. 12890

Diritto della crisi di impresa – fallimento – interruzione del processo – riassunzione – termine – decorrenza

In caso di interruzione automatica del processo determinata dalla dichiarazione di fallimento di una delle parti, il termine per la riassunzione di cui all’art. 305 c.p.c. decorre dalla dichiarazione o notificazione dell’evento interruttivo secondo la previsione dell’art. 300 c.p.c. ovvero, se anteriore, dalla conoscenza legale di detto evento procurata dal curatore del fallimento alle parti interessate, mediante dichiarazione, notificazione o certificazione rappresentativa dell’evento che determina l’interruzione del processo, assistita da fede privilegiata, la quale deve fare specifico riferimento al processo sul quale l’effetto interruttivo opera e deve essere diretta al procuratore che in esso rappresenta la parte.

L’azione revocatoria dopo il fallimento del compratore comporta il soddisfacimento per equivalente

Cass. Sez. Un., 24.6.2020 n. 12476

Diritto delle obbligazioni e contratti – azione revocatoria ordinaria – fallimento dell’acquirente – conseguenze

In caso di atto di disposizione del patrimonio in danno ai creditori, il fallimento del terzo acquirente, dichiarato dopo l’atto di alienazione, vale a dire dopo l’atto di frode determinativo della lesione della garanzia patrimoniale ma prima che l’azione revocatoria sia esercitata, impedisce ai creditori dell’alienante solo l’esercizio dell’azione costitutiva (in applicazione del principio di cristallizzazione dell’attivo fallimentare), non anche invece l’esercizio di quell’azione restitutoria per equivalente parametrata al valore del bene sottratto alla garanzia patrimoniale, da esercitarsi nelle forme dell’insinuazione al passivo e non nelle forme della rivendica.

E’ nulla per indeterminatezza dell’oggetto la clausola che rimette alla banca, tra minimi e massimi, la determinazione degli interessi

Cass. Sez. VI, 18.6.2020 n. 11876

Diritto bancario – contratti bancari – interessi – determinazione – nullità – condizioni

È nulla per indeterminatezza dell’oggetto ai sensi dell’art. 1346 c.c. la clausola relativa agli interessi in un rapporto di conto corrente in cui la concreta determinazione del tasso variabile, pur entro determinate soglie minime e massime fissate nel contratto, dipende dalla mera discrezionalità di una delle parti del contratto e non sia, invece, rimessa ad un elemento esterno al contratto.
Sul piano rimediale, la nullità per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 c.c. della clausola di un rapporto di conto corrente che rimette la determinazione del tasso d’interessi variabile alla mera discrezionalità della banca, posta la sua natura generale, è regolata dalla disciplina di diritto comune; non si applica, invece, la regola dell’art. 117,7 comma T.u.b., che è riferita testualmente alle sole violazioni dei commi 4 e 5 dello stesso art. 117 T.u.b. e si pone quale rimedio correttivo delle peculiari ipotesi di nullità di protezione previste dal Titolo del T.u.b. dedicato alla trasparenza delle condizioni contrattuali.

Per l’accoglimento dell’azione revocatoria fallimentare basta la prova indiziaria ma il giudice deve motivare la sua scelta

Cass. Sez. VI, 17.6.2020 n. 11696

Diritto della crisi di impresa – fallimento – azione revocatoria – prova – condizioni

La conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente, pur dovendo essere effettiva, può essere provata anche mediante indizi e fondata su elementi di fatto, purché idonei a fornire la prova per presunzioni di tale effettività. Se è vero che la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione così come il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l’esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità, è pur vero che, in tema di prova per presunzioni, il giudice deve esercitare la sua discrezionalità in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto alla base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento.

In caso di insussistenza di garanzia reale del credito ceduto il cessionario può agire direttamente contro il cedente

Cass. Sez. III, 15.6.2020 n. 11583

Diritto delle obbligazioni e contratti – cessione di credito – vizi e difetti del credito veduto – conseguenze

Nel caso di cessione del credito nominalmente assistito da una garanzia reale, qualora quest’ultima risulti nulla, prescritta, estinta o di grado inferiore rispetto a quello indicato dal cedente, il cessionario può agire nei confronti di quest’ultimo ancor prima di aver escusso il debitore ceduto, chiedendo il risarcimento del danno da inadempimento, senza necessità di domandare la risoluzione della cessione, poiché una diminuzione delle garanzie è in sé causativa di un danno patrimoniale immediato ed attuale, corrispondente alla diminuzione del valore di circolazione del credito.

Il patto di compensazione sfugge alla cristallizzazione della procedura concorsuale

Cass. Sez. I, 15.6.2020 n. 11524

Diritto della crisi di impresa – fallimento – cessione di credito – compensazione – condizioni

Il collegamento negoziale e funzionale esistente tra il contratto di anticipazione bancaria ed il mandato all’incasso con patto di compensazione, che consente alla banca di incamerare i riversare in conto corrente le somme derivanti dall’incasso dei singoli crediti del proprio cliente nei confronti di terzi, dando luogo ad un unico rapporto negoziale, determina l’applicazione della c.d. compensazione impropria tra i reciproci debiti e crediti della banca con il cliente e la conseguente inoperatività del principio di “cristallizzazione” dei crediti, rendendo, pertanto, del tutto irrilevante che l’attività di incasso della banca sia svolta in epoca successiva all’apertura della procedura di concordato preventivo.

Il liquidatore risponde personalmente se non tiene conto di un debito emerso durante la liquidazione

Cass. Sez. III, 12.6.2020 n. 11304

Diritto societario – società di capitali – scioglimento e liquidazione – liquidatore – responsabilità – condizioni

In tema di responsabilità del liquidatore nei confronti dei creditori sociali rimasti insoddisfatti dopo la cancellazione della società, ex art. 2495 c.c., comma 2, il conseguimento, nel bilancio finale di liquidazione, di un azzeramento della massa attiva non in grado di soddisfare un credito non appostato nel bilancio finale di liquidazione, ma comunque provato quanto alla sua sussistenza già nella fase di liquidazione, è fonte di responsabilità illimitata del liquidatore verso il creditore pretermesso, qualora sia allegato e dimostrato che la gestione operata dal liquidatore evidenzi l’esecuzione di pagamenti in spregio del principio della par condicio creditorum, in violazione delle cause legittime di prelazione ex art. 2741 c.c., comma 2. Pertanto, ove il patrimonio si sia rivelato insufficiente per soddisfare alcuni creditori sociali, il liquidatore, per liberarsi dalla responsabilità su di lui gravante in riferimento al dovere di svolgere un’ordinata gestione liquidatoria del patrimonio sociale destinato al pagamento dei debiti sociali, ha l’onere di allegare e dimostrare che l’intervenuto azzeramento della massa attiva tramite il pagamento dei debiti sociali non è riferibile a una condotta assunta in danno del diritto del singolo creditore di ricevere uguale trattamento rispetto ad altri creditori, salve le cause legittime di prelazione ex art. 2741 c.c.

Per la verifica dello stato di insolvenza il possibile intervento del fondo interbancario è irrilevante

Cass. Sez. I, 11.6.2020 n. 11267

Diritto della crisi di impresa – fallimento – insolvenza – fondo interbancario – intervento – irrilevanza

E’ irrilevante ai fini dell’apprezzamento dello stato di insolvenza l’accertamento dell’ammissibilità dell’intervento del fondo interbancario se, effettivamente, il finanziamento poi non sia stato erogato.

La quota di partecipazione a un fondo può essere oggetto di pegno ma secondo quanto prevede l’art. 2800 cc

Cass. Sez. VI, 11.6.2020 n. 11117

Diritto delle obbligazioni e contratti – pegno – oggetto – quota di un fondo – ammissibilità – condizioni

La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in assenza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce non un titolo di credito nei confronti del fondo, ma solo un credito, rappresentato dall’obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione; deve, pertanto, ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo solo se sia stata rispettata la disciplina prevista per il pegno di crediti dall’art. 2800 c.c., cioè la notifica della costituzione del pegno al debitore ovvero la sua accettazione con atto di data certa.