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Il fondo patrimoniale è atto a titolo gratuito e come tale è suscettibile di subire l’azione revocatoria

Cass. Sez. VI, 30.1.2020 n. 2077

Diritto delle obbligazioni e contratti – fondo patrimoniale – azione revocatoria ordinaria – gratuità – sussistenza

La costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia configura un atto a titolo gratuito ed è suscettibile di revocatoria, a norma dell’art. 64 l. fall., salvo che si dimostri l’esistenza di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale ed il proposito del solvens di adempiere unicamente a quel dovere mediante l’atto in questione.

I creditori danneggiati dalla scissione societaria possono impugnarla con l’azione revocatoria ordinaria

Corte Giustizia Ue, Sez. II, 30.1.2020 causa n. c-394/18

Diritto societario – scissione – impugnazione – azione revocatoria ordinaria – ammissibilità

La tutela dei creditori danneggiati dalla scissione della società debitrice comprende anche la possibilità di proporre azione revocatoria dell’operazione straordinaria. La cosiddetta azione “pauliana” non è preclusa dall’esistenza degli specifici strumenti di tutela messi in campo dal Legislatore italiano nel recepire la sesta direttiva 82/891/Cee: la pubblicità, l’opposizione, la solidarietà tra scissa e beneficiarie e il risarcimento danni.
La scissione “eventualmente” revocata non è tout court nulla, ma non ha effetti nei confronti dei creditori danneggiati che possono agire in revocatoria entro il termine di prescrizione di 5 anni.

L’accettazione tacita dell’eredità si può desumere anche dalla sola voltura catastale

Cass. Sez. VI, 22.1.2020 n. 1438

Diritto delle successioni e donazioni – successione – eredità – accettazione tacita – condizioni

L’accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, può essere desunta anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare; ne consegue che, mentre sono inidonei allo scopo gli atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione, l’accettazione tacita può essere desunta dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale, che rileva non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile.

L’ipoteca concessa per un debito scaduto è soggetta all’azione revocatoria

Cass. Sez. VI, 22.1.2020 n. 1414

Diritto delle obbligazioni e contratti – ipoteca – debito scaduto – azione revocatoria – ammissibilità

L’adempimento di un debito scaduto, pur comportando una diminuzione della garanzia patrimoniale generale, non è soggetto a revoca, ai sensi dell’art. 2901, comma 3, c.c., perché, una volta che si siano verificati gli effetti della mora, costituisce atto dovuto. Tale ultima disposizione, invece, non si applica, né in via di interpretazione estensiva né per analogia, nel caso di concessione di ipoteca per debito già scaduto, atteso che si tratta di un negozio di disposizione patrimoniale che, essendo fondato sulla libera determinazione del debitore, è aggredibile con azione revocatoria ex artt. 2901 e 2902 c.c.

Il superamento del limite di finanziabilità comporta la nullità del contratto di mutuo fondiario

Cass. Sez. I, 21.1.2020 n. 1193

Diritto bancario – mutuo – mutuo fondiario – limite di finanziabilità – superamento – nullità – sussistenza

Il limite di finanziabilità ex art. 38, secondo comma, TULB è elemento essenziale del contenuto del contratto, e il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso, costituendo un limite inderogabile all’autonomia privata in ragione della natura pubblica dell’interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l’attività di impresa.

Il socio moroso non può essere escluso dal voto

Cass. Sez. I, 21.1.2020 n. 1185

Diritto societario – società – socio – morosità – esclusione dal voto – illegittimità

Nel caso di mora del socio nell’esecuzione dei versamenti, dovuti alla società a titolo di conferimento per il debito da sottoscrizione dell’aumento del capitale sociale deliberato dall’assemblea nel corso della vita della società, il socio non può essere escluso, essendo egli titolare della partecipazione sociale sin dalla costituzione della società; pertanto, ferma la permanenza del socio in società per la quota già posseduta, l’assemblea deve deliberare la riduzione del capitale sociale solo per la misura corrispondente al debito di sottoscrizione derivante dall’aumento non onorato, fatto salvo solo il caso in cui lo statuto preveda l’indivisibilità della quota.
Il socio moroso di società a responsabilità limitata non è ammesso, secondo il disposto dell’art. 2466 c.c., ad esprimere il proprio voto nelle decisioni e deliberazioni assembleari, ma non perde anche il diritto di controllo sugli affari sociali, ai sensi dell’art. 2476, comma 2, c.c., sino a che egli resti parte della compagine societaria in esito al procedimento intrapreso dagli amministratori.

Quali sono i diritti del compratore del prodotto difettoso

Cass. Sez. II, 20.1.2020 n. 1082

Diritto delle obbligazioni e contratti – compravendita – difetti – garanzia – diritti

Nella vendita di beni il risarcimento non si deve limitare alla riparazione del bene solo da un punto di vista estetico, ma può consistere il ripristino del bene stesso come se il difetto non fosse mai esistito. Nel caso in cui il bene consegnato al consumatore presenti un difetto di conformità del quale il professionista debba rispondere, il consumatore può far valere nei confronti del professionista inadempiente i rimedi contemplati dall’articolo 130 codice del consumo: riparazione del bene, sostituzione dello stesso, riduzione del prezzo, risoluzione del contratto. Tuttavia, anche se l’art. 130 comma 2 non include il diritto al risarcimento del danno tra i diritti che spettano al consumatore, quest’ultimo può esercitare delle pretese risarcitorie poiché il diritto al risarcimento del danno rientra senz’altro fra i “diritti” attribuiti al consumatore da “altre norme dell’ordinamento giuridico” italiano.

Il patto commissorio è lecito con il patto marciano

Cass. Sez. III, 17.1.2020 n. 844

Diritto delle obbligazioni e contratti – patto commissorio – patto marciano – liceità – sussistenza

La liceità del patto commissorio (il creditore trattiene la cosa data in garanzia all’inadempimento del debitore) cui accede un patto marciano (il creditore vende la cosa, previa stima, e restituisce l’eccedenza al debitore) sta nell’analogia con il pegno irregolare (articolo 1851 c.c.) il quale consente al creditore che abbia ricevuto in pegno cose fungibili di appropriarsene all’inadempimento del debitore restituendo però a quest’ultimo l’eccedenza di valore (tra le cose date in pegno e l’ammontare del debito). Il patto marciano persegue esattamente lo stesso scopo rispetto a beni non dati in pegno ma alienati in garanzia; ossia consente al creditore di appropriarsene restituendo al debitore la differenza di valore. Tuttavia, proprio in quanto il patto marciano può consentire di evitare approfittamenti del creditore ai danni del debitore, è necessario che le parti abbiano previsto criteri di stima del bene al momento della convenzione marciana.

La qualità di consumatore non può essere esclusa dalla natura del debito principale

Cass. Sez. VI, 16.1.2020 n. 742

Diritto delle obbligazioni e contratti – fideiussione – consumatore – natura – condizioni

La persona fisica che, al di fuori dell’ambito dell’attività professionale eventualmente svolta, presta fideiussione a garanzia di un debito di un soggetto «professionale», non può essere automaticamente esclusa dallo status di consumatore, in quanto l’accessorietà della fideiussione non rende il terzo garante mero «duplicato» del debitore principale. Il carattere di accessorietà del contratto di fideiussione non incide sul piano della qualifica dell’attività – professionale o meno – di uno dei contraenti, in quanto ciò che rileva per l’identificazione del fideiussore nell’alveo protettivo del consumatore è che il contratto sia stato stipulato per finalità non inerenti allo svolgimento dell’attività professionale del terzo garante, secondo quanto previsto dal criterio generale di cui all’art. 3 comma 1, lett. a., cod. consumo.

La tutela del marchio debole

Cass. Sez. I, 15.1.2020 n. 738

Diritto industriale – marchio – marchio debole – tutela – caratteristiche

I marchi “deboli” sono tali in quanto risultano concettualmente legati al prodotto per non essere andata la fantasia che li ha concepiti oltre il rilievo di un carattere, o di un elemento dello stesso, ovvero per l’uso di parole di comune diffusione che non sopportano di essere oggetto di un diritto esclusivo; peraltro, la loro “debolezza” non incide sull’attitudine alla registrazione, ma soltanto sull’intensità della tutela che ne deriva, atteso che sono sufficienti ad escluderne la confondibilità anche lievi modificazioni od aggiunte.