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Per i contratti con i consumatori le clausole con squilibri contrattuali si presumono vessatorie

Cass. Sez. I, 31.8.2021 n. 23655

Diritto delle obbligazioni e contratti – consumatore – clausole – vessatorietà – presunzione

In tema di contratti fra professionista e consumatore, allorché si contro verta in sede civile sulla chiarezza e comprensibilità delle clausole contrattuali, anche nella prospettiva dell’accertamento di un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto determinano a carico del consumatore, opera una presunzione legale, suscettibile di prova contraria, non sancita espressamente dalla legge e scaturente dalla funzione sistematica assegnata agli strumenti di public enforcement, che genera un dovere di motivazione e di specifica confutazione in capo al giudice ordinario adito ai sensi dell’art. 37 bis, comma 4, del Codice del consumo e chiamato ad occuparsi dello stesso regolamento contrattuale oggetto dal provvedimento amministrativo e giudicato non chiaro e comprensibile dall’Autorità Garante per la concorrenza e il mercato.

Per i contratti con i consumatori le clausole non chiare sono vessatorie se determinano squilibri contrattuali

Cass. Sez. I, 31.8.2021 n. 23655

Diritto delle obbligazioni e contratti – consumatore – clausole – vessatorietà – condizioni

In tema di contratti conclusi fra professionista e consumatore, le clausole redatte in modo non chiaro e comprensibile possono essere qualificate vessatorie o abusive e pertanto affette da nullità, se determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto e ciò anche ove esse concernano la stessa determinazione dell’oggetto del contratto o l’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, se tali elementi non sono individuati in modo chiaro e comprensibile.

Per la revocatoria fallimentare la prova della conoscenza dello stato di insolvenza si può ricavare dalla sua astratta conoscibilità

Cass. Sez. I, 31.8.2021 n. 23650

Diritto della crisi di impresa – fallimento – azione revocatoria – stato di insolvenza – conoscenza

La pubblicazione di articoli di stampa è elemento idoneo a rendere il creditore che abbia riscosso consapevole della crisi in cui versava l’impresa poi dichiarata fallita.

Se la banca ha contribuito a creare il prodotto finanziario può comunque negoziarlo

Cass. Sez. I, 26.8.2021 n. 23489

Diritto bancario e dei mercati finanziari – prodotti finanziari – conflitto di interessi – condizioni

Il fatto che l’intermediario venditore concluda con il cliente un contratto di investimento relativo a uno strumento finanziario che ha contribuito a creare e che lo vede per questo parte anche del rapporto sottostante, non è di ostacolo a far sì che l’operazione rimanga nel campo dei servizi di investimento e che il soggetto abilitato possa disimpegnare in favore dell’investitore in contro proprio o in contropartita diretta.

Anche nel fallimento si può vendere il bene con la riduzione di un quarto

Cass. Sez. I, 26.8.2021 n. 23486

Diritto della crisi di impresa – fallimento – vendita – condizioni

In caso di vendita coattiva di un immobile, effettuata direttamente dal giudice delegato del fallimento, l’offerta ribassata è valida non oltre ¼ rispetto al prezzo fissato nell’ordinanza. Il giudice, in caso di unica offerta, può aggiudicare il bene dando conto del fatto che non esistono serie possibilità di ottenere un prezzo superiore con una nuova vendita.

L’azione revocatoria esperita dal curatore fallimentare non comporta il ripristino delle facoltà esercitabili dal fallimento

Cass. Sez. I, 26.8.2021 n. 23485

Diritto delle obbligazioni e contratti – azione revocatoria – fallimento – effetti

Lo scopo dell’azione revocatoria ordinaria e fallimentare esperita dal curatore è la ricostituzione della garanzia patrimoniale generica del fallito strettamente funzionale a consentire l’esecuzione diretta sul bene o ottenere il controvalore in denaro. Pertanto, intrapresa con successo l’azione revocatoria degli atti di cessione di una posizione contrattuale già del fallito, la stessa non viene ripristinata in sé in capo alla massa per effetto dell’accoglimento della domanda di revoca e non attribuisce all’organo concorsuale le facoltà esercitabili per i rapporti pendenti alla data del fallimento. Quindi, in caso di contratto di leasing, prima di tutto è esclusa la legittimazione passiva della società concedente in quanto non partecipe all’atto depauperativo, in secondo luogo dall’inefficacia relativa dell’atto conseguente la pronuncia di revoca non discende l’effettiva reintegrazione del patrimonio del debitore, ma solo l’inefficacia relativa dell’atto senza effetti restitutori o traslativi, né senza il riacquisto della posizione contrattuale originaria in guisa da consentire l’esercizio delle prerogative discendenti dalla pendenza del rapporto alla data del fallimento.

Per il patto di non concorrenza non sono necessarie forme particolari

Cass. Sez. Lav., 25.8.2021 n. 23418

Diritto delle obbligazioni e contratti – concorrenza – patto – forma

Ai fini della validità del patto di non concorrenza, non sono richieste particolari forme o criteri di quantificazione del corrispettivo, essendo sufficiente che esso non sia né simbolico, né manifestamente iniquo o sproporzionato, in relazione al sacrificio imposto al lavoratore ed alla riduzione delle sue capacità di guadagno. Ciò, a prescindere sia dall’ipotetico valore di mercato del patto, sia dall’utilità che il patto rechi al datore di lavoro e ben potendo essere erogato anche in corso di rapporto unitamente alla retribuzione mensile.

Le spese sostenute dal comodatario

Cass. Sez. II, 23.8.2021 n. 23294

Diritto delle obbligazioni e contratti – comodato – spese – rimborso – esclusione

Le spese sostenute dal comodatario per rendere abitabile l’immobile oggetto del contratto di comodato non devono essere a lui rimborsate dal comodante. La disciplina del comodato, infatti, è diversa da quella della locazione: l’articolo 1808 del Cc prevede che il rimborso delle spese sostenute è previsto solo in caso di spese straordinarie e urgenti per la “conservazione della cosa”.

La clausola risolutiva espressa di un contratto di mutuo va pattuita espressamente

Cass. Sez. II, 11.8.2021 n. 22725

Diritto delle obbligazioni e contratti – mutuo – risoluzione – clausola risolutiva espressa – previsione – necessità

Per la configurabilità della clausola risolutiva espressa, le parti devono aver previsto la risoluzione di diritto del contratto per effetto dell’inadempimento di una o più obbligazioni specificatamente determinate nel contratto o in altro atto o documento alle quale le parti abbiano fatto espresso riferimento, come la dichiarazione di essere nelle condizioni di fruire del mutuo a tasso agevolato o a quelle previste nella domanda di concessione.

Il credito della banca nonostante la revoca dell’ipoteca va comunque ammesso al passivo

Cass. Sez. I, 11.8.2021 n. 22667

Diritto bancario e dei mercati finanziari – mutuo – mutuo per ripianare le perdite – ipoteca – revocatoria – ammissione al passivo – effetti

Qualora il mutuo ipotecario e il successivo impiego della somma siano inquadrabili nel contesto di un’operazione unitaria il cui fine ultimo sia quello di azzerare la preesistente obbligazione, l’ipoteca stesso può essere oggetto di revocatoria, posto che la garanzia ipotecaria non è espressione di autotutela preventiva, in quanto costituita per un debito preesistente, in tutti i casi in cui il mutuatario non abbia ad acquisire contestualmente nuova disponibilità finanziaria, essendo in tal caso, la garanzia associata ad un rischio di credito già in atto.