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La mancata informazione fa presumere la responsabilità della banca

Cass. Sez. I, 31.8.2020 n. 18153

Diritto finanziario – informazioni – adeguatezza – onere della prova – ripartizione

Pur non potendo mai il danno derivante all’investitore dall’inadempimento degli obblighi informativi dell’intermediario considerarsi in re ipsa, tuttavia, in assenza dell’assolvimento dell’obbligo informativo dell’intermediario previsto dalla legge, sussiste una presunzione dell’esistenza del nesso di causalità, quanto all’avvenuta effettuazione di una scelta non consapevole da parte dell’investitore, senza che la precedente o la contestuale condotta di investimento in altri titoli rischiosi esoneri dall’adempimento degli obblighi informativi in capo all’intermediario, né integri la prova contraria su di lui gravante.

Gli ordini di investimento possono non avere la forma scritta

Cass. Sez. I, 31.8.2020 n. 18122

Diritto finanziario – ordini di investimento – forma scritta – nullità – insussistenza

L’art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998, laddove impone la forma scritta a pena di nullità, per i contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento, si riferisce ai contratti-quadro e non ai singoli ordini di investimento (o disinvestimento) che vengono poi impartiti dal cliente all’intermediario, la cui validità non è soggetta a requisiti formali, salvo diversa previsione dello stesso contratto quadro. Tali ordini, infatti, rappresentano un elemento di attuazione delle obbligazioni previste dal contratto di investimento del quale condividono la natura negoziale come negozi esecutivi, concretandosi attraverso di essi i negozi di acquisizione – per il tramite dell’intermediario – dei titoli da destinare ed essere custoditi, secondo le clausole contenute nel contratto quadro.

La prescrizione presuntiva è incompatibile con l’ammissione del debitore di non avere pagato

Cass. Sez. VI, 28.8.2020 n. 17980

Diritto delle obbligazioni e contratti – prescrizione – prescrizione presuntiva – mancato pagamento – ammissione – incompatibilità

La prescrizione presuntiva ai sensi dell’art. 2959 c.c., si fonda non sull’inerzia del creditore e sul decorso del tempo – come accade per la prescrizione ordinaria – ma sulla presunzione che, in considerazione della natura dell’obbligazione e degli usi, il pagamento sia avvenuto nel termine previsto. Conseguentemente, l’eccezione di prescrizione deve essere rigettata qualora il debitore ammette di non avere pagato, dovendo considerarsi sintomatica del mancato pagamento e, dunque, contrastante con i presupposti della relativa presunzione, la circostanza che l’obbligato abbia contestato di dovere pagare in tutto o in parte il debito…, essendo tali circostanze incompatibili con la prescrizione presuntiva che presuppone l’avvenuto pagamento e il riconoscimento dell’obbligazione. La prescrizione presuntiva è incompatibile con qualunque comportamento del debitore che configuri, anche indirettamente, riconoscimento della mancata estinzione dell’obbligazione dedotta dal creditore.

La clausola risolutiva per il mancato pagamento di una rata non ha carattere vessatorio

Cass. Sez. VI, 27.8.2020 n. 17912

Diritto delle obbligazioni e contratti – assicurazione – premio – pagamento – clausola risolutiva – vessatorietà – esclusione

La clausola risolutiva espressa che conferisce al contraente il diritto di ottenere la risoluzione del contratto a seguito di un inadempimento della controparte, non ha carattere vessatorio. Difatti, non è riconducibile alle ipotesi previste dall’art. 1341, co. 2, c.c. neanche in seguito all’aggravamento delle condizioni di uno dei contraenti. Pertanto, se il contratto è risoluto di diritto, i premi pagati restano trattenuti dalla compagnia assicuratrice.

Negli accordi di ristrutturazione dei debiti è possibile proporre il pagamento dei crediti privilegiati anche oltre un anno

Cass. Sez. I, 20.8.2020 n. 17391

Diritto delle obbligazioni e contratti – sovraindebitamento – accordo di ristrutturazione – pagamento – dilazione – condizione

Negli accordi di ristrutturazione dei debiti è giuridicamente possibile prevedere la dilazione del pagamento dei crediti prelatizi anche oltre il termine di un anno previsto dall’art. 8/4 Legge 3 del 2012, e al di là delle fattispecie di continuità aziendale, purché si attribuisca ai titolari di tali crediti il diritto di voto a fronte della perdita economica conseguente al ritardo con cui vengono corrisposte le somme a essi spettanti o, con riferimento ai piani del consumatore, purché sia data a essi la possibilità di esprimersi in merito alla proposta del debitore.

La mancanza del certificato di abitabilità dell’immobile venduto non costituisce vendita aliud pro alio

Cass. Sez. II, 13.8.2020 n. 17123

Diritto delle obbligazioni e contratti – compravendita – beni immobili – abitabilità – mancanza – aliud pro alio – esclusione

Nella vendita di immobili destinati ad abitazione, pur costituendo il certificato di abitabilità un requisito giuridico essenziale ai fini del legittimo godimento e della normale commerciabilità del bene, “la mancata consegna di detto certificato costituisce un inadempimento del venditore che non incide necessariamente in modo dirimente sull’equilibrio delle reciproche prestazioni. Così che il successivo rilascio del certificato di abitabilità esclude la possibilità stessa di configurare l’ipotesi di vendita di aliud pro alio.

In caso di contestazione fiscale il contribuente non può invocare l’obbligo decennale di tenuta delle scritture contabili

Cass. Sez. V, 6.8.2020 n. 16752

Diritto societario – scritture contabili – tenuta – obbligo – durata – condizioni

Il contribuente che dichiari di aver dovuto sopportare dei costi ha l’onere di fornirne in giudizio, in caso d’impugnazione della rettifica adottata dall’Amministrazione finanziaria, idonea documentazione giustificativa; né può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni (art. 2220 cod. civ.), perché l’interesse fiscale esige che il contribuente conservi la documentazione contabile necessaria per giustificare le spese dichiarate per tutto il periodo in cui è esercitabile il potere di accertamento dell’Ufficio, anche ove questo si protragga oltre la scadenza del termine decennale di conservazione delle scritture contabili.

Non sono ripetibili da parte della banca le somme servite per finanziare l’impresa che era già in crisi

Cass. Sez. I, 5.8.2020 n. 16706

Diritto della crisi di impresa – fallimento – finanziamenti – contrarietà al buon costume – ripetibilità – esclusione

Non sono ripetibili le somme erogate a titolo di finanziamento quando la finalità in realtà perseguita dal finanziatore è quella di tenere artificiosamente in vita l’impresa finanziata per pervenire alla sua acquisizione, così ritardandone l’emersione della crisi e turbando le regole del mercato e della concorrenza. Un simile comportamento è contrario al buon costume ed è sanzionabile ai sensi dell’art. 2035 cc, il quale non consente la ripetibilità delle somme erogate.
Infatti, ai fini dell’applicabilità della “soluti retentio” prevista dall’art. 2035 cod. civ., la nozione di buon costume non si identifica soltanto con le prestazioni contrarie alle regole della morale sessuale o della decenza, ma comprende anche quelle contrastanti con i principi e le esigenze etiche costituenti la morale sociale in un determinato ambiente e in un certo momento storico; pertanto, chi abbia versato una somma di denaro per una finalità truffaldina o corruttiva non è ammesso a ripetere la prestazione, perché tali finalità, certamente contrarie a norme imperative, sono da ritenere anche contrarie al buon costume.

Nell’esdebitazione i creditori chirografari possono restare anche insoddisfatti

Cass. Sez. VI, 30.7.2020 n. 16263

Diritto della crisi di impresa – fallimento – esdebitazione – pagamento dei creditori chirografari – necessità – esclusione

Nell’esdebitazione la condizione di soddisfacimento, almeno parziale, dei creditori concorsuali, prevista dalla L. Fall., art. 142, comma 2, deve intendersi realizzata anche quando talune categorie di creditori (nella specie, i creditori chirografari) non abbiano ricevuto alcunché in sede di riparto.