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Il creditore che sa che il debito è estraneo ai bisogni della famiglia non può esecutare beni posti nel fondo patrimoniale

Cass. Sez. III, 8.2.2021 n. 2904

Diritto delle obbligazioni e contratti – fondo patrimoniale – crediti successivi –necessità estranee alla famiglia – conoscenza – prova

Poiché l’esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, il vincolo di inespropriabilità opera nei confronti dei creditori consapevoli che l’obbligazione è stata contratta non già per far fronte ai bisogni della famiglia ma per altra e diversa finalità alla famiglia estranea.
Tale consapevolezza deve sussistere al momento del perfezionamento dell’atto da cui deriva l’obbligazione e la prova dell’estraneità e della consapevolezza citate può essere peraltro fornita anche per presunzioni semplici essendo pertanto sufficiente provare che lo scopo dell’obbligazione apparisse al momento della relativa assunzione come estraneo ai bisogni della famiglia.

L’ammissione al passivo dei crediti sorti dopo la dichiarazione di fallimento va fatta entro un anno dalla loro maturazione

Cass. Sez. VI, 2.2.2021 n. 2308

Diritto della crisi di impresa – fallimento – crediti successivi al fallimento – ammissione al passivo – termine

L’insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta al termine di decadenza previsto dall’art. 101 L. Fall., comma 1 e 4. In questi casi non è possibile ritenere che i crediti così sorti rimangano privi di un adeguato spazio temporale per la presentazione dell’insinuazione, non costituendo a ciò rimedio adeguato l’opinione secondo cui, “costituendo il carattere sopravvenuto del credito stesso ragione di non imputabilità del ritardo dell’insinuazione, quest’ultima sarebbe comunque ammissibile ai sensi dell’art. 101 L. Fall., u.c. Tale insinuazione tuttavia incontra comunque un limite temporale, da individuarsi – in coerenza e armonia con l’intero sistema di insinuazione che è attualmente in essere e sulla scorta dei principi costituzionali di parità di trattamento di cui all’art. 3 Cost. e del diritto di azione in giudizio di cui all’art. 24 Cost. – nel termine di i anno, espressivo dell’attuale sistema in materia, decorrente dal momento in cui si verificano le condizioni di partecipazione al passivo fallimentare o dalla maturazione del credito.

Come può agire la parte che voglia contestare la veridicità della firma su un documento

Cass. Sez. III, 29.1.2021 n. 2152

Diritto delle obbligazioni e contratti – documento – sottoscrizione – contestazione – disconoscimento – querela di falso – proposizione

La parte nei cui confronti venga prodotta una scrittura privata può optare tra la facoltà di disconoscerla e la possibilità di proporre querela di falso, essendo diversi gli effetti legati ai due mezzi di tutela: la rimozione del val6re del documento limitatamente alla controparte o erga omnes.

Per la rinuncia ai crediti della società estinta non basta la sola mancanza nel bilancio finale di liquidazione

Cass. Sez. III, 26.1.2021 n. 1724

Diritto societario – società di capitali – estinzione – bilancio finale di liquidazione – crediti – assenza – rinuncia – insussistenza

I debiti di una società commerciale estinta non si intendono rinunciati da parte dei soci per il solo fatto che non sono evidenziati nel bilancio finale di liquidazione se non ci sono elementi dai quali si può desumere un’inequivocabile volontà di rimettere le obbligazioni.

Il patto fiduciario relativo a beni immobili non richiede la forma scritta

Cass. Sez. I, 26.1.2021 n. 1604

Diritto delle obbligazioni e contratti – contratto fiduciario – beni immobili – forma scritta – necessità – esclusione

a) Per il patto fiduciario con oggetto immobiliare che s’innesta su un acquisto effettuato dal fiduciario per conto del fiduciante, non è richiesta la forma scritta ad substantiam; ne consegue che tale accordo, una volta provato in giudizio, è idoneo a giustificare l’accoglimento della domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di trasferimento gravante sul fiduciario;
b) La dichiarazione unilaterale scritta del fiduciario, ricognitiva dell’intestazione fiduciaria dell’immobile e promissiva del suo trasferimento al fiduciante, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma, rappresentando una promessa di pagamento, ha soltanto effetto confermativo del preesistente rapporto nascente dal patto fiduciario, realizzando, ai sensi dell’art. 1988 c.c., un’astrazione processuale della causa, con conseguente esonero a favore del fiduciante, destinatario della contra se pronunciatio, dell’onere della prova del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria.

La società originaria all’esito della trasformazione può essere dichiarata fallita

Cass. Sez. I, 25.1.2021 n. 1519

Diritto societario – società di capitali – trasformazione – fallimento – sussistenza

L’istituto della trasformazione, di cui agli artt. 2498 c.c. e ss., ricomprendendo in sé una congerie di figure diverse e anche molto dissimili tra loro, non si presta a una ricostruzione unitaria delle tematiche che le singole figure vengono a proporre.
I creditori di titolo anteriore alla cancellazione dell’”ente originario” si avvantaggiano del regime di responsabilità proprio della relativa struttura. A tale regime rimane ancorata, di conseguenza, la fallibilità dell’”ente originario”, che l’intervenuta trasformazione non è idonea a impedire.
In caso di trasformazione, la norma dell’art. 10 trova comunque applicazione nei confronti dell’”ente originario”. La soggettività fallimentare di questo ente non è diversa da quella che viene riconosciuta a una qualunque società cancellata dal registro e dichiarata fallita nel corso dell’anno successivo.
Lo strumento di tutela dei creditori dato dall’opposizione, che è previsto dalla legge in relazione alle operazioni di trasformazione, non può in alcun modo considerarsi sostitutivo di quello rappresentato dal fallimento, posto che, per la categoria dei creditori anteriori alla trasformazione, appronta una tutela di intensità sensibilmente inferiore.

Il mutuo di scopo presuppone un interesse specifico del mutuatario

Cass. Sez. I, 25.1.2021 n. 1517

Diritto delle obbligazioni e contratti – mutuo – mutuo di scopo – interesse – sussistenza

La mera enunciazione nel contratto che il mutuatario utilizzerà la somma per una determinata attività non integra il mutuo di scopo, che invece richiede anche uno specifico interesse della persona mutuante che vincoli le somme per quell’utilizzo. Il ripianamento del debito con un nuovo credito non integra un mutuo.

I prelevamenti dei soci diventano attivo se non sono giustificati contabilmente come utili da distribuire

Cass. Sez. I, 20.1.2021 n. 979

Diritto societario – società di persone – prelevamenti soci – giustificazione – assenza – attivo patrimoniale – sussistenza

Posto che le obbligazioni sociali costituiscono debiti che stanno in capo alla società pur nel caso delle società di persone, non concorre a formare l’”attivo patrimoniale”, che viene preso in considerazione dalla norma della L. Fall., art. 1, comma 2, lett. a, il fatto che i soci illimitatamente responsabili siano tenuti, quali garanti ex lege, a rispondere degli stessi. Concorrono invece a formare l’attivo patrimoniale i prelievi di somme dalle casse sociale da parte dei soci, che non trovino la loro esatta giustificazione in utili effettivamente conseguiti, dato che le somme così percepite sono soggette ad azione di ripetizione di indebito da parte della società.

Per le segnalazioni in CRIF le informazioni vanno trattate in modo corretto

Cass. Sez. I, 13.1.2021 n. 368

Diritto bancario – banche dati – segnalazione – modalità

Il soggetto che effettua il trattamento di dati personali deve esaminare e comparare le informazioni in maniera lecita e corretta, dovendo utilizzare solo le informazioni pertinenti rispetto alle finalità per le quali gli stessi sono raccolti. Ciò vale soprattutto nel settore bancario, ove in gioco vi sono l’affidabilità e la puntualità dei pagamenti.

Il titolare del conto deposito titoli cointestato può agire per ottenere l’intero risarcimento del danno

Cass. Sez. I, 13.1.2021 n. 365

Diritto bancario – conto deposito titoli – cointestazione – danni – legittimazione

In presenza di un conto deposito-titoli cointestato, è esclusa l’applicabilità dell’art. 1854 c.c. sulla solidarietà attiva e passiva del saldo del conto corrente rispetto alla diversa ipotesi di azione di responsabilità contro la banca intermediaria per perdita dell’investimento. La legittimazione all’esercizio di tale azione trova invece base nel principio secondo cui legittimato all’azione di responsabilità è il soggetto danneggiato; dunque, nel caso di danno derivante dalla sottoscrizione di un investimento finanziario, il soggetto che lo ha sottoscritto, che sarà legittimato all’azione per l’intera somma investita.