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La cancellazione della società dal registro imprese non comporta automaticamente la rinuncia ai crediti verso i terzi

Cass. Sez. I, 13.10.2021 n. 27894

Diritto societario – società di persone – cancellazione – crediti – effetti

La cancellazione della società dal registro delle imprese non genera una presunzione, neppure iuris tantum, di rinuncia della società al credito litigioso. si verifica la successione dei soci nella titolarità del credito litigioso in assenza di una rinuncia allo stesso – riscontrabile al momento della cancellazione della società – espressa anche attraverso comportamenti concludenti univocamente incompatibili con la volontà di avvalersi di tale diritto. La decisione di non ricostituire la pluralità dei soci da cui è derivata l’estinzione di una società in nome collettivo non è assimilabile alla volontà di questa di rinunciare ai crediti oggetto di contestazione in sede giudiziaria la cui titolarità dal lato attivo viene acquisita, per successione, dal socio superstite.

Come va esaminata la clausola risolutiva espressa

Cass. Sez. III, 12.10.2021 n. 27692

Diritto delle obbligazioni e contratti – contratti sinallagmatici – clausola risolutiva espressa – effetti

In materia di clausola risolutiva espressa, anche quando la parte interessata abbia manifestato la volontà di avvalersene, il giudice deve valutare l’eccezione di inadempimento proposta dall’altra parte, attesa la pregiudizialità logica della stessa rispetto all’avverarsi degli effetti risolutivi che normalmente discendono in modo automatico, ai sensi dell’art. 1456 c.c., dall’accertamento di un inadempimento colpevole.

Anche con l’affitto di azienda, come nella cessione, l’affittuario subentra nei contratti con i terzi

Cass. Sez. III, 12.10.2021 n. 27691

Diritto delle obbligazioni e contratti – azienda – affitto – terzi – effetti

La disciplina dall’art. 2558/1 e 3 cc, il quale prevede che il cessionario dell’azienda subentri nei contratti stipulati con i terzi dal cedente, si applica non solo alle ipotesi di cessione di azienda ma anche, in via estensiva, a quelle dell’affitto di azienda, mediante il quale si verifica la sostituzione di un imprenditore a un altro nell’esercizio dell’impresa.

Le call e put options sono contratti finanziari leciti

Cass. Sez. I, 7.10.2021 n. 27227

Diritto bancario e dei mercati finanziari – contratti finanziari – options – liceità –sussistenza

Le call options sono dei contratti in cui l’acquirente acquista, con il pagamento del premio, il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un determinato bene a un prezzo specifico. Le put options sono invece dei contratti in cui l’acquirente acquista, con il pagamento del premio, il diritto, ma non l’obbligo, di vendere un determinato bene a un prezzo specifico.
È lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di una società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società.

L’autorizzazione del fideiussore alla banca a concedere nuovi finanziamenti al debitore può essere anche implicita

Cass. Sez. VI, 5.10.2021 n. 26947

Diritto delle obbligazioni e contratti – fideiussione – autorizzazione ai nuovi finanziamenti – consenso – rilascio – modalità

Non può ritenersi liberato ai sensi dell’art. 1956 cc il fideiussore che, con comportamenti univoci e concludenti, abbia implicitamente autorizzato il creditore a concedere ulteriori finanziamenti al debitore principale che abbia visto peggiorare, anche sensibilmente, le sue condizioni economico finanziarie.

La banca prima di finanziare una società deve controllare il suo stato patrimoniale aggiornato

Cass. Sez. I, 30.9.2021 n. 26598

Diritto bancario e dei mercati finanziari – concessione abusiva di credito – responsabilità – banca – condizioni

Il risarcimento dovuto alla società per l’erogazione di un credito abusivo da parte della banca, innescato dall’emissione di ricevute bancarie per prestazioni non eseguite, risente del concorso di colpa dell’istituto di credito che non ha richiesto lo stato patrimoniale aggiornato.

Per la revocatoria fallimentare conta la data del pagamento effettivo

Cass. Sez. VI, 28.9.2021 n. 26242

Diritto della crisi di impresa – fallimento – azione revocatoria – pagamento – decorrenza

In tema di revocatoria fallimentare di un pagamento, è rilevante il tempo in cui l’assegno è stato messo all’incasso e così effettivamente riscossa la somma portata dal titolo, cioè il momento in cui è effettivamente realizzata la funzione solutoria a cui lo stesso risulta destinato.

Gli effetti della transazione su un debito solidale

Cass. Sez. I, 24.9.2021 n. 25980

Diritto delle obbligazioni e contratti – transazione – debiti solidali – effetti

In caso di transazione stipulata dal creditore solo con uno o alcuni dei coobbligati, se la somma incassata dall’accipiens è inferiore alla quota che faceva idealmente capo al condebitore solvens che ha raggiunto l’accordo transattivo, il debito residuo gravante sugli altri coobbligati deve essere ridotto in misura pari alla quota ideale di chi ha transatto.

Come distinguere una semplice scrittura privata da un testamento olografo

Cass. Sez. II, 24.9.2021 n. 25936

Diritto delle successioni e donazioni – testamento olografo – scrittura privata – differenza

Ai fini della configurabilità di una scrittura privata come testamento occorre accertare l’oggettiva riconoscibilità nella scrittura della volontà attuale del suo autore di compiere un atto di disposizione del proprio patrimonio.

Il danno provocato dagli amministratori può essere pari alla differenza tra attivo e passivo fallimentare

Cass. Sez. VI, 22.9.2021 n. 25664

Diritto societario – società di capitali – amministratori – responsabilità – determinazione

Il danno risarcibile può essere determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, purché sia stato allegato un inadempimento dell’amministratore almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato e siano state indicate le ragioni che hanno impedito l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell’amministratore.